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COMUNICATO STAMPA DEL 21 SETTEMBRE 2016

Interveniamo sulla complicata vicenda della gestione dei rifiuti, alla ribalta sulle cronache di questi giorni, perché ci amareggia che venga screditato il comportamento delle aziende del distretto cartario lucchese, un distretto unanimemente riconosciuto all'avanguardia per l'attenzione alle tematiche ambientali, così come dimostrano anche i primi posti raggiunti in questi anni nelle classifiche degli eco – distretti.

La gestione degli scarti industriali è una questione che, a fianco delle aziende cartarie, cerchiamo di risolvere da oltre 30 anni con il coinvolgimento delle istituzioni, senza che venissero fatte scelte precise: un'inerzia che ha portato le imprese all'impossibilità di individuare soluzioni definitive.

Sottolineiamo che la raccolta differenziata, prassi ormai consolidata nelle nostre città, ha senso proprio grazie all'operato delle aziende che riutilizzano la carta da riciclare (in totale 1.200.000 tonnellate ogni anno solo nel nostro distretto cartario).

 

Tuttavia, la raccolta differenziata viene effettuata in modo imperfetto e le aziende dedicate al recupero, preposte alla pulizia di quanto raccolto (che poi le cartiere acquistano come materia prima secondaria) non sono in condizione, neanche con le più sofisticate tecnologie, di escludere la presenza di impurità, stante la complessità dei prodotti e dei materiali conferiti. Queste impurità rimangono nella carta, andando a costituire il c.d. scarto di pulper.

Tale scarto, una miscela costituita principalmente da materiali plastici, ma con presenza di legno, residui di carta, frammenti di vetro, materiale ghiaioso-sabbioso e metallico, ed altre impurità variabili, che residua dallo spappolamento della carta da riciclare e che non è affatto pericoloso, deve essere smaltito dalle cartiere come rifiuto. In pratica, dunque, si tratta di un rifiuto urbano che diventa "speciale" solo perché transita dalle aziende che effettuano il recupero della carta.

I competitor di oltre frontiera seguono le indicazioni delle migliori tecnologie individuate dalla Comunità Europea e bruciano questi scarti per produrre energia; in tal modo, non solo non hanno costi di smaltimento, ma riescono anche ad abbattere notevolmente i costi energetici. E' evidente che lo smaltimento in loco, oltre ad avere minore impatto ambientale, è anche molto più facilmente controllabile.

Di contro, le nostre aziende, a causa dei ripetuti dinieghi autorizzatori, non sono mai riuscite a dotarsi di impianti e sono costrette ad inviare gli scarti a chilometri di distanza, tramite la necessaria intermediazione di soggetti terzi abilitati.

Vogliamo ricordare anche che le nostre cartiere sono da tempo seriamente impegnate, oltre che nella ricerca della valorizzazione energetica, anche in progetti di studio che mirano al recupero a freddo di una parte degli scarti, sulla quale è possibile applicare le nuove tecnologie.

Confidiamo che questa vicenda possa fornire finalmente l’occasione per indurre le istituzioni a fare scelte di fondo più in linea con i principi ambientali comunitari, che consentano di garantire la continuità della raccolta differenziata e sostenere un distretto che comprende circa 180 aziende e più di 8000 addetti e conta un fatturato complessivo di 4,3 miliardi di € (dati Centro Studi CTN).

Infine, entrando nello specifico dei fatti, non possiamo sapere quale sarà l'esito dell'iter giudiziario, ma è già certo il grave danno che la strumentalizzazione della vicenda ha recato ad un settore vitale per la nostra economia.

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