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La più grande biblioteca del mondo si farà senza Google.

In un'intervista al Courrier International n. 1111 del 16 febbraio 2012 Robert Darnton, direttore delle biblioteche di Harvard e curatore del progetto per la Biblioteca Pubblica degli Stati Uniti (DPLA), dichiara che la pià grande bibiloteca al mondo sarà on line entro il 2013 e lo sarà senza Google. Nell'intervista Darnton sottolinea che, nonostante le migliori intenzioni, Google è un'impresa commerciale che deve rispondere ai suoi azionisti. Da qui l'iniziativa di una biblioteca pubblica, che partita nel 2010, ha trovato sostegni e finanziamenti da enti e istituzioni, tra cui lo Smithsonian Institute. Nella stessa intervista Darnton cerca di sfatare il luogo comune che il momento in cui viviamo è l'era dell'informazione. Ciascuna era è stata un'era dell'informazione, alla sua maniera e in rapporto ai supporti esistenti.

Secondo Darnton invece di lamentarsi della morte del libro occorre fare del nostro meglio per alleare il testo stampato alle tecnologie numeriche.

http://bbf.enssib.fr

CI DA’ POI LE SLIDE?

Lentamente, ma in maniera inarrestabile sta cambiando il nostro modo di apprendere grazie alle nuove tecnologie. Anche nei corsi di formazione più costosi i corsisti seguono (mentre magari stanno smanettando con un palmare..) certi che il docente, alla fine della lezione, alla richiesta “Ci dà poi le slide?”, risponderà in maniera affermativa.

E il nostro apprendere si limita, ormai, a collezionare delle slide. Pochi gli appunti presi in maniera diretta mentre si ascolta, scarse le riflessioni originali che possono scaturire (o essere “scatenate”) da un interessante presentazione.

Sembra essere un trend inarrestabile che riguarda anche il media incontrastato dei nostri tempi, Internet, al quale deleghiamo memoria, creatività e critica (“Ma anche il web ha i suoi pentiti”, Corriere della Sera, 16 maggio 2011, pag. 37). Intanto non si riesce più a scrivere in corsivo. E questo comincia ad allarmare gli educatori per i risvolti negativi sulle capacità di apprendimento, studio e sviluppo e addirittura sulle capacità motorie sugli studenti (“E il corsivo divenne indecifrabile”, Corriere della Sera, 29 aprile 2011, pag. 55).

Insomma, cominciamo ad essere dei “collezionisti di informazioni”, anzi - come scrive Nicholas Carr nel suo “Internet ci rende stupidi?” – siamo dei “giocolieri dei dati”.

Proprio Carr ci aiuta a comprendere meglio una delle principali novità dei nostri tempi sotto il profilo dell’apprendimento e cioè che Internet ci garantisce l’accesso immediato a delle informazioni soddisfacenti. Ma la Rete riduce la capacità di conoscere in profondità un argomento direttamente,” di costruire nella mente tutte quelle connessioni ricche e soltanto nostre che danno origine all’intelligenza personale” (Carr, op. cit., pag, 173).

Tornare alla carta e alle penna come rimedio al progressivo appiattimento del pensiero originale?

a cura di Massimo Medugno, DG Assocarta

NULLA E’ GRATIS (E IL RICICLAGGIO PUO’ FARE MOLTO)

Milano, 28 ottobre 2010 -  Qualche cosa di più di un’intima certezza, ci aveva sempre consapevolmente accompagnati di fronte alle campagne che promuovevano il web, ambientalmente compatibile per definizione. La realtà è che ogni modalità di comunicazione, ogni media ha un suo impatto e ci deve sempre guidare il generale principio di usare bene le risorse.

Due notizie ci confermano ciò. La prima lo conferma direttamente ed é quella che si riferisce ad un recente (ed ulteriore) studio sugli eco-impatti dei siti web del Centre for sustainable communications di Stoccolma. Esso è riuscito a calcolare l'impronta carbonica di ogni specifico sito. Sembrerebbe che ogni anno circa 630 milioni di tonnellate di Co2 vengono riversate nell'atmosfera dal settore chiamato "IT" (Information Technology) nel quale le componenti principali risultano essere gli utenti di internet, con i propri computer e schermi, ed i server.

 La seconda lo conferma indirettamente.La Cina ha tagliato l'esportazione di “terre rare” (“rare earths”) contenenti preziosi elementi per la produzione delle migliori tecnologie informatiche e per le energie rinnovabili. La Cina ha motivato la riduzione di questo export con l'obiettivo di ridurre l'inquinamento causato dalla “produzione” di queste terre, mentre i Paesi importatori sospettano che dietro ci sia l'obiettivo di credare i presupposti di un predominio nelle tecnologie informatiche e in quelle delle rinnovabili.

La notizia è stata riportata e commentata da Il Sole 24 Ore, ma prima ancora dalla stampa anglosassone.Uno degli aspetti che emerge anche da questa vicenda è che l'economia (e quindi anche la green economy) sarà condizionata dall'(in)disponibilità di queste terre e che anche la c.d. “dematerializzazione” é un mito abbastanza facile e che le materie prime rimarranno fondamentali e sarà irrinunciabile gestire sempre meglio le risorse.

Val la pena aggiungere soltanto che i giapponesi si stanno organizzando puntando sul riciclaggio di rifiuti elettrici ed elettronici per recuperare i preziosi elementi contenuti nelle terre e far fronte alla diminuzione dell'export cinese.

 Già il riciclaggio. Una ricetta ben conosciuta e praticata dall’industria cartaria.

A cura del DG Assocarta Massimo Medugno 

WATCHING GOOGLE!

Venerdì scorso il Financial Times (a pagina 6, nella colonna in cui campeggia la simbolica frase “Without fear and without favour” e con un articoletto a cui ho preso in prestito il titolo) si è soffermato sulla necessità che Google venga monitorato con attenzione dal regolatore.

Due gli argomenti usati nell'articolo. Il primo che la “search neutrality” (ovvero la funzione di ricerca) che non deve essere sistematicamente basata su ragioni editoriali e commerciali; il secondo è l'integrazione verticale che sta operando Google per dare maggiori informazioni agli utenti (secondo Google) é che di fatto darebbe allo stesso una influenza e un rilevante potere nel settore dell'informazione (secondo altri).

 Conclude il Financial Times che sarebbe sbagliato “azzoppare” Google in quanto fornisce servizi migliori, ma che tuttavia bisogna guardare allo stesso con attenzione. Seconfo il FT Google non è dannoso in sé ma essendo una società con una tecnologia molto potente potrebbe potenzialmente andare fuori stradan (“to go astray”).

Insomma, e qui ci colleghiamo a al dibattito in corso sulle colonne della stampa italiana, occorre non disinteressarsi al fatto che Internet “contribuisce a modificare il nostro cervello in senso conformista, privandoci di criticità e facendoci omogeneizzare alle idee correnti” (G. Riotta “Harry Potter e il regno del falso” Domenica Il Sole 24 Ore, pag. 37).

Ma come ricorda lo stesso Riotta su Il Sole 24 Ore, già da molto tempo “Gli uomini preferiscono le tenebre alla luce” dice il Vangelo di Giovanni (e, quindi, ben prima di Internet...).

 Portare “alla verità che rende liberi” (sempre parafrasando il Vangelo) sarà un compito ancora più gravoso per i media tradizionali e per quelli nuovi!

A cura di Massimo Medugno, DG Assocarta

La vera partita si gioca sull'attenzione

E' innegabile che l'on-line e l'IPad rivoluzioneranno il consumo dei contenuti.

Ormai tutti i maggiori quotidiani hanno annunciato il passaggio alla consultazione digitale tramite l'iPAD.

 Come evidenzia ieri Il Sole 24Ore nell'inserto domenicale (“Fate attenzione all'iPad” di Roberto Casati) “emerge potentemente nell'iPad il design rivolto all'intrattenimento (…) come un iPod ingigantito”.

 Insomma uno strumento d'intrattenimento, come ricorda l'articolo, ma a quel punto non servirà un altro tipo di e-book Ma l'iPAD segnerà, continua Casati, il nostro “palinsesto mentale” e l'inizio di una battaglia “(...) il cui trofeo, ambitissimo, è la nostra risorsa intellettuale primaria, l'attenzione”.

Attenzione, che evidenzia Casati, “ve n'é assai poca in giro”.

Non a caso l'iPaD ha un piccolo ma fondamentale telecomando che permette altre applicazioni...

Ma, forse ha ragione Rick Moody, sempre sullo stesso inserto, che evidenzia come  il libro sia già la tecnologia più flessibile e già centrata sul lettore: possiamo scorrerlo, sfogliarlo, scriverci sopra. Insomma il libro è più facile da personalizzare.

Come?  Vedetelo su questo stesso sito http://devel.assocarta.risolviamo.com/it/eventi-e-news.html

A cura di Massimo Medugno, DG Assocarta

Libertà di Internet?

Leggendo le ultime in materia di Google/YouTube mi tornano in mente le parole del mio professore di diritto romano che affermava che il diritto in genere soffre di una “dilocazione storica” di cinquantanni. L'occasione mi è offerta dall'articolo “Judge tosses out copyright suit against You Tube” (“International Herald Tribune” del 25 giugno u.s. pag. 23) che dà notizia  di una decisione di un giudice del Distetto di New York. Secondo questo giudice non vi sarebbe alcuna lesione al “copyright” nell'inserimento di video della Viacom in You Tube e, quindi,  nessuna responsabilità per Google. Ovviamente Google ha accolto il verdetto come una vittoria per Internet e per il “popolo” che lo usa, mentre Viacom (che considera la decisione contraria all'industria creativa) ha già annunciato ricorso.

Stessa riflessione, quando ho letto, qualche tempo fa, che un altro giudice di un altro continente (il Tribunale di Milano, 12 aprile 2010) aveva condannato Google per non aver controllato i video contenenti dati sensibili e procacciandosi in questo modo utenti e contratti (“Google, privacy violata per lucro”, Il Sole 24 Ore del 13 apriile 2010). Anche qui siamo ben lontani dall'aver posto la parola fine: i prossimi gradi di giudizio daranno l'occasione di discutere ancora della questione.

 Si tratta ovviamente di due sentenze non sovrapponibili, rese in due continenti diversi con propri ordinamenti giudici (una sorta di “contrappasso dantesco” per la Rete che è invece un formidabile strumento di comunicazione globale), basate su leggi diverse        (rispettivamente Digital Millenium Copyright Act e Codice Privacy) ma entrambi evidenziano il problema di trovare un equo contemperamento tra libertà di impresa, garanzie da parte dell'ordinamento ...E quella che si potrebbe definire, ormai, la “libertà di Internet”.

Questioni già affrontate dagli altri media e alle quali, evidentemente, non ci si può sottrarre.  Proprio per meglio definire l'”ubi consistam” della “libertà di Internet”.

A cura di Massimo Medugno, DG Assocarta

 

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Catturati da una rete di Luoghi Comuni

"Fin qui abbiamo pensato il web come democratico e creativo, ma non è così per cinque motivi ..."

Leggi l'articolo di Eugeny Morozov (Georgetown University) pubblicato su Il Sole 24 Ore del 27 aprile 2010.

Slow food ... Slow word

Slow Food ….Slow Word!

Un grand bel pezzo di Ernesto Ferrero su “La Stampa” del 12 maggio (“L'e-book sfida il libro al salone”) ci fa riflettere sulla coabitazione tra supporto cartaceo  e schermi sempre più performanti.

E su come le nuove tecnologie stiamo mutando il nostro modo di leggere, scrivere, studiare e pensare, di gestire il patrimonio informativo anche quello digitale.

La domanda che pone Ferrero è “La comunicazione tornerà alle forme frettolose e imprecise dell'oralità?” E ancora “Saremo ancora capaci di approfondimenti, di analisi, di pazienza, di fatica, parola chiave che non si può pronunciare perchè non demagogica e non premiata dai sondaggi?”

Ma impartire e ricevere un'educazione è un'attività che “si scolpisce nel tempo” (grazie a Antonio Scurati “Eppure viviamo a stento” su “La Stampa” del 15 maggio) e ancora una volta il problema non sono gli strumenti ma l'uso che se ne fa.

Nell'epoca del “fast” dovremmo recuperare il valore dell'analisi e della riflessione.

“La parola rallentata non solo è importante, è indispensabile” ci ricorda Ernesto Ferrero e ci indica un obiettivo importante, aggiungendo che“dopo Slow Food” ci sia anche “Slow Word”.

Sembra se ne sia accorto anche il Presidente Obama, che deve molto alla Rete, forse la sua stessa elezione. ! “Con gli iPod e gli ePad, gli Xboxe e la Playstation – nessuno dei quali so come funzioni – l’informazione diventa una distrazione, un diversivo, una forma di intrattenimento piuttosto che uno strumento per rafforzarsi, piuttosto che uno strumento di emancipazione” (dal discorso del Presidente Obama tenuto agli studenti dell’Università della Virginia e ripreso da La Stampa dello scorso 11 maggio).

E qui torniamo alla carta. Proprio l'uso della carta stimola il nostro pensiero profondo, “la parola rallentata” intesa come analisi, approfondimento, studio e creazione, rivelando la sua funzione culturale ed educativa.

Insomma sul Web per sapere e sulla Carta per capire, magari scoprendo che proprio la carta é l’originale “wireless communication”.

E’ piena di informazioni, è portatile e non richiede batterie.

Tanti sono i vantaggi del libro su carta a partire dalla struttura del libro stesso in termini di classificazione, divisione in capitoli, indice, utilizzo di un segnalibro che permette di riprendere la lettura in qualsiasi momento nel punto giusto. Tutti vantaggi che si danno ormai per scontato ...

“Slow Food Slow Word”, sintesi e slogan davvero convincente (grazie davvero Ernesto Ferrero).

A cura di Massimo Medugno, DG Assocarta

areasoci

 

Igiene, accettate compromessi?