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Milano 17 marzo 2016 - Assocarta e le OO.SS. nazionali, SLC CGIL, FISTEL CISL, UILCOM UIL, hanno inviato ieri una comunicazione congiunta al Rappresentante permanente dell’Italia presso UE, Carlo Calenda, al Vice Ministro Sviluppo Economico, Ivan Scalfarotto, al Direttore Generale per la Politica Commerciale Internazionale, Amedeo Teti, in occasione del convegno odierno organizzato, a Bruxelles, dalla DG Commercio della Commissione UE sugli strumenti di difesa commerciale contro la Cina. Il potenziale riconoscimento dello stato di economia di mercato (MES) alla Cina che l’Unione Europea potrebbe riconoscere nel dicembre 2016 comporterebbe un rischio di perdita di 25 mila addetti (incluso l’indotto) solo per la Filiera italiana della carta stampa editoria e trasformazione. “Se l’Unione Europea riconoscesse tale status alla Cina” evidenzia Paolo Culicchi Presidente Assocarta “gli impatti della conseguente perdita di efficacia degli strumenti di difesa commerciale sarebbero devastanti per l’industria cartaria europea,

Milano 17 marzo 2016 - Assocarta e le OO.SS. nazionali, SLC CGIL, FISTEL CISL, UILCOM UIL, hanno inviato ieri una comunicazione congiunta al Rappresentante permanente dell’Italia presso UE, Carlo Calenda, al Vice Ministro Sviluppo Economico, Ivan Scalfarotto, al Direttore Generale per la Politica Commerciale Internazionale, Amedeo Teti, in occasione del convegno odierno organizzato, a Bruxelles, dalla DG Commercio della Commissione UE sugli strumenti di difesa commerciale contro la Cina. Il potenziale riconoscimento dello stato di economia di mercato (MES) alla Cina che l’Unione Europea potrebbe riconoscere nel dicembre 2016 comporterebbe un rischio di perdita di 25 mila addetti (incluso l’indotto) solo per la Filiera italiana della carta stampa editoria e trasformazione. “Se l’Unione Europea riconoscesse tale status alla Cina” evidenzia Paolo Culicchi Presidente Assocarta “gli impatti della conseguente perdita di efficacia degli strumenti di difesa commerciale sarebbero devastanti per l’industria cartaria europea, in particolare per quella nazionale. Il settore cartario italiano, con 19.500 addetti diretti (40 mila incluso l’indotto) ed un fatturato di 7 miliardi di euro, rappresenta il primo anello di un’importante filiera produttiva, che ha un’occupazione complessiva diretta di 197 mila addetti, e un indotto di circa 490 mila, per un totale di 687 mila unità”. La filiera ha prodotto nel 2015 un fatturato di oltre 30,6 miliardi di euro.

Se alla Cina venisse riconosciuto lo status di economia di mercato (MES) dall’Unione Europea l’attuale sovraccapacità produttiva cinese di carta (circa 21 milioni di tonn, di cui 2 di carte grafiche), sussidiata dallo Stato, verrebbe riversata sull’Europa, considerato che paesi come gli USA hanno già rinnovato importanti imposizioni daziarie sull’import di alcune tipologie di carta dalla Cina, utilizzando con molta efficacia e tempestività i propri strumenti di difesa commerciale.

I sussidi statali permetteranno alle aziende cinesi di abbattere sensibilmente i prezzi dei propri prodotti cartari “uccidendo”, di fatto, i competitor dei paesi verso cui esportano.  Ne sono prova i numerosissimi provvedimenti antidumping ed antisubsidy, non solo europei,  vigenti nei confronti della Cina.  E una volta annientato il patrimonio industriale dei competitors, i fornitori cinesi potranno praticare prezzi ben superiori a quelli attuali.

La perdita occupazionale, stimata dall’Economic Policy Institute nello studio dello scorso settembre per l’intero settore della carta e dei prodotti in carta europeo sarebbe di quasi 15 mila unità, pari a 2,3 posti di lavoro ogni 100.  Per il settore cartario italiano significherebbe almeno 5.000 posti di lavoro diretti in meno (oltre il 25% dell’occupazione attuale), che raddoppiano considerando l’indotto.   Allargando l’analisi alla Filiera cartaria nazionale la perdita può essere stimata in 25 mila addetti incluso l’indotto (quasi 4 posti di lavoro ogni 100).

Sempre secondo lo studio EPI sarebbero inoltre ingenti le ulteriori perdite occupazionali derivanti da  possibili effetti indiretti degli aumenti di import dalla Cina di prodotti oggetto di dumping, legati all’inevitabile calo della domanda di prodotti nazionali ed individuabili in  minori investimenti in capitale  e  in ricerca e sviluppo: 647 mila posti a rischio per il settore carta e prodotti in carta in tutta Europa, di cui almeno 70 mila in Italia, pari a più del  10% del totale.

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