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Milano, 29 settembre 2017 - Assocarta in rappresentanza dei produttori di carta Made in Italy ha partecipato alla consultazione del MATTM "Verso un modello di economia circolare per l'Italia" evidenziando come la produzione cartaria si collochi tra i pionieri dell’Economia Circolare. In passato le cartiere usavano infatti gli stracci dismessi per produrre carta, mentre ora più della metà della carta prodotta in Italia si ottiene da carta da riciclare e nel settore dell'imballaggio il tasso di riciclo è all'80%.

La Circolarità trova nella cartiera un processo unico e imprescindibile in cui, ogni anno, oltre 5 milioni di tonnellate di carta da riciclare provenienti da pre, post consumer e raccolta differenziata domestica vengono riciclati per produrre nuova carta.

L’industria cartaria ha già dimostrato di possedere competenze, e know how per gestire al meglio il riciclo della carta da riciclare abbinando l’eccellenza tecnologica all'efficienza energetica (aumentata del 30% negli ultimi 20 anni per unità di prodotto) e alla riduzione dell'utilizzo delle risorse idriche. Basti pensare che alla fine degli anni settanta erano necessari in media 100 metri cubi di acqua per produrre una tonnellata di carta mentre attualmente ne vengono utilizzati in media ventiquattro.

Per completare tale quadro e facilitare ancora di più la transizione verso l’Economia Circolare, a livello UE, sarebbe necessario adottare una effettiva semplificazione delle procedure di utilizzo dei rifiuti di carta in cartiera ed affrontare il tema della necessità di infrastrutture per recuperare gli scarti del riciclo.

Per favorire il riciclo, Assocarta propone che, per i rifiuti di carta individuati in Allegato III al Reg. UE 1013/2016 (regolamento europeo in materia di trasporto transfrontaliero di rifiuti) venga semplificato il loro reimpiego negli impianti autorizzati IED/IPPC senza altra regolamentazione rispetto a quella del rispettivo BREF. Tale misura favorirebbe il reimpiego di risorse senza abbassare gli standard ambientali e porterebbe l’Italia ad allinearsi a normative in essere in Europa (es. Germania e in Francia), con positive ricadute in termini di competitività per le imprese italiane.

Per quanto concerne gli scarti derivanti dal riciclo dei rifiuti, secondo Assocarta è imprescindibile consentire la valorizzazione di tali rifiuti a livello energetico in alternativa al mero smaltimento in discarica.

L’industria cartaria con 7 miliardi di fatturato è parte di una filiera che solo in Italia “vale” 31 miliardi di euro, con 200.000 addetti e 680.000 nell’indotto. La carta è il prodotto più riciclato in Europa. Dalla raccolta urbana della carta in Italia deriva il primo materiale in quantità (oltre 3 milioni di tonnellate nel 2015 su un totale di 6,3 milioni di tonnellate di carta raccolta) con un tasso di riciclo dell’80% nel settore dell’imballaggio. In Italia, ogni minuto, vengono riciclate 10 tonnellate di carta!
Nel settore della carta e del cartone, dal processo di riciclo in particolare, si genera uno scarto, comunque minimo rispetto al rifiuto evitato grazie al riciclo della carta, il cui recupero energetico è una Best Available Technique (BAT) a livello UE.
In Italia uno dei principali ostacoli al riciclo (oltre che all'aumento della capacita' di riciclo) è proprio la difficoltà di gestione di questi scarti che, pur ricchi di energia, continuano a finire nelle discariche, che sono sempre meno, per:
- l'impossibilità da parte imprese italiane di installare questo tipo di impianti all’interno dei propri siti produttivi; ela mancanza, all’esterno dei siti produttivi, di infrastrutture sufficienti per recuperare energeticamente le quantità di scarto di pulper generate dall’industria del riciclo.

Un evidente limite alla “circolarità” ed un enorme spreco di risorse e di energia che i nostri concorrenti europei non fanno.
Per recuperare 300 mila tonnellate di scarti di riciclo (nulla di fronte ai circa 5 milioni di tonnellate di carta riciclata ogni anno dall’industriacartaria) c'è solo un impianto di termovalorizzazione dedicato, mentre un secondo impianto non è utilizzato in maniera costante.
Intanto anche le capacità di recupero energetico vengono "occupate" da rifiuti urbani provenienti da Regioni che non hanno saputo dotarsi di un'impiantistica adeguata. Lo fanno a scapito delle esigenze degli altri e a "caro prezzo", tanto paga il contribuente.
Una situazione semplicemente inadeguata.


I nostri concorrenti europei hanno invece impianti a pié di fabbrica, oppure vanno in impianti di termovalorizzazione o in altri impianti industriali (cementifici).
E' necessario che l’Italia attui le norme che consentono di recuperare energia dagli scarti del riciclo, nella consapevolezza che questa e' una delle condizioni indispensabili per:
- contribuire alla de carbonizzazione;
- ridurre lo svantaggio competitivo oggi esistente tra l’industria nazionale e i suoi competitori nella UE.
- infine, ma non meno importante, dare piena attuazione ai principi dell'Economia Circolare .
A questo proposito,alcune norme contenute nel “Codice dell’ambiente” (Decreto legislativo n. 152/2006), il cui art. 199, comma 3, lettere g) ed m),prevedono che i piani regionali di gestione dei rifiuti disciplinino:
il complesso delle attività e dei fabbisogni degli impianti necessari a garantire la gestione dei rifiuti urbani , nonche' ad assicurare lo smaltimento e il recupero dei rifiuti speciali in luoghi prossimi a quelli di produzione al fine di favorire la riduzione della movimentazione di rifiuti;
le iniziative volte a favorire il riutilizzo, il riciclaggio ed il recupero dai rifiuti di materiale ed energia, ivi incluso il recupero e lo smaltimento dei rifiuti che ne derivino.
Si tratta di norme previste a livello di legislazione nazionale, ma che devono essere attuate a livello regionale.
In questa direzione un'azione di coordinamento del Ministero (e quindi di sollecitazione delle Regioni) potrebbe stimolare una maggiore attività sul tema del recupero degli scarti del riciclo proprio per rafforzare le politiche di Economi Circolare.
In assenza di qualsiasi azione, il rischio, sempre più vicino e' che si blocchi la produzione, quindi il riciclo della carta e conseguentemente la raccolta differenziata della carta su suolo pubblico (e su quello privato) - una quantità da 3 milioni a 6,3 milioni di tonnellate ;-.
Né il Paese né l'industria della carta vogliono questo, ma l'inerzia può andare oltre le peggiori aspettative.

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