6 luglio 2026 - “Il differenziale TTF-PSV non è più sostenibile; la misura va avviata entro il 1° ottobre” così commenta il Presidente Lorenzo Poli i rialzi del differenziale in questi primi giorni di luglio che è arrivato a 4 Euro. “Un differenziale di 4 Euro corrisponde a circa il 10% della bolletta gas pagata dalle imprese gasivore” prosegue Poli “Nonostante il gas provenga per oltre il 90% da sud”.
L’attuazione dell’art. 10 del DL Bollette è essenziale per le imprese, considerati sia gli effetti diretti (elevata incidenza dei costi del gas nei processi produttivi gasivori) sia quelli indiretti (opportunità legate alla riduzione del costo dell’energia elettrica). È fondamentale, quindi, che le procedure operative siano tali da rendere la misura efficace, al fine di ridurre in modo stabile e misurabile lo spread PSV-TTF e trasferire il beneficio alle imprese. Complessivamente il solo settore cartario ha pagato un extra costo di 60 milioni solo per il 2025 a causa del differenziale TTF PSV.
“In un contesto di rialzo dei costo energetici e di conseguente perdita di competitività sui mercati chiediamo che l’avvio della misura parta dal 1° ottobre 2026, senza ritardi, così da incidere già sul prossimo anno termico e, in particolare sul prossimo inverno” sottolinea Poli.
Fin da subito vanno fissate sia la data della sessione per l’assegnazione del servizio di liquidità su base annuale, sia le date per l’eventuale assegnazione del servizio su base infrannuale, compatibili con le tempistiche di conferimento della necessaria capacità di trasporto infrannuale sulla piattaforma PRISMA.
Infatti a livello nazionale, oltre al livello assoluto dei prezzi del gas, continua a pesare anche la dinamica del differenziale PSV–TTF, che nel 2025 risulta peggiorato rispetto al 2024, con uno spread medio in aumento del +4%
A inizio 2026 il trend di rientro si è temporaneamente interrotto: a gennaio 2026 il PSV è risalito a 37,63 €/MWh (da 30,65 €/MWh di dicembre 2025), mentre nello stesso mese si è registrato anche un picco dello spread PSV–TTF, con un differenziale massimo pari a 3,5 €/MWh. A febbraio, prima dell’attacco all’Iran, si era osservato un moderato rientro rispetto alla “fiammata” di gennaio; tuttavia, a seguito dell’attacco, il quadro è rapidamente mutato, riaccendendo la volatilità e le pressioni sulle quotazioni. In marzo il PSV Italia ha raggiunto 51,25 €/MWh per scendere ad aprile a 46,21.











