
Roma, 22 settembre 2026 – “Il Governo deve intervenire con misure concrete e immediate, pena la perdita di competitività delle cartiere italiane”. È la richiesta di Carlo De Iuliis, amministratore delegato di Cartesar Spa e vicepresidente di Assocarta, intervenuto oggi alla Camera dei Deputati all’evento “Imprese italiane e sfida energetica, tra geopolitica e competitività internazionale”, organizzato dalla Lega su iniziativa dell’on. Alberto Gusmeroli.
Tra le misure indicate da De Iuliis, il credito d’imposta sul maggior gettito IVA derivante dall’aumento dei prezzi energetici, la disponibilità alle imprese del gas proveniente dalle nuove estrazioni a un prezzo sostenibile e l’immediata messa a disposizione delle risorse previste dall’articolo 9 del Dl Bollette, con particolare riferimento al miliardo di euro destinato alle imprese gasivore. Oltre alla sospensione temporanea del sistema ETS.
“Siamo di fronte a una situazione che rischia di compromettere la competitività della produzione cartaria italiana – ha dichiarato De Iuliis –. Il prezzo del gas è passato dai circa 30 euro/MWh di febbraio 2026 agli oltre 80 euro/MWh attuali, più che raddoppiando in pochi mesi. Per una cartiera il gas rappresenta la seconda voce di costo dopo la materia prima e può incidere dal 15-20% fino al 40%. A questi livelli, rallentare la produzione o fermare temporaneamente gli impianti diventa una scelta necessaria per gestire i costi”.
Il problema è sia europeo sia extraeuropeo. Rispetto a Francia, Spagna e Germania, l’industria italiana sconta un costo dell’energia storicamente e strutturalmente più elevato. Sul mercato internazionale, invece, le cartiere europee competono con produzioni provenienti da Paesi non soggetti agli stessi costi ETS e agli stessi vincoli ambientali europei.
“Non è in discussione il sistema del riciclo, ma la competitività della produzione – ha sottolineato De Iuliis –. Se le cartiere rallentano, la carta da riciclare raccolta sul territorio rimane nelle piattaforme. La fiammata del prezzo del gas rischia quindi di bloccare proprio quel modello di economia circolare che l’Italia ha sviluppato negli anni. E mentre noi sosteniamo costi energetici e ambientali elevati, rischiamo di soddisfare la domanda interna con prodotti extra-UE realizzati secondo regole diverse, anche utilizzando il nostro macero”.











