La diagnosi è chiara: il processo di integrazione europea si è sostanzialmente arrestato circa venticinque anni fa, dopo l'introduzione dell'euro. Da allora, l'Unione ha prevalentemente amministrato le conquiste già raggiunte, come la moneta unica e il mercato unico, senza compiere nuovi passi decisivi. Eppure, quello che definiamo “mercato unico” resta incompleto. Settori strategici come l'energia, le telecomunicazioni e i mercati finanziari continuano infatti a essere regolati soprattutto a livello nazionale: ogni Stato dispone della propria autorità per l'energia, delle proprie autorità di controllo delle telecomunicazioni e del proprio organismo di vigilanza sui mercati finanziari. Nel frattempo, lo scenario globale è cambiato radicalmente. Negli anni Novanta, l'economia italiana aveva una dimensione paragonabile a quella di Cina e India messe insieme, e le principali economie europee erano ancora più grandi. In un quarto di secolo, però, Cina e India hanno conosciuto una crescita straordinaria, modificando gli equilibri economici mondiali. L'India, in particolare, è considerata la prossima grande potenza economica e beneficia anche di un ulteriore vantaggio competitivo: una vasta popolazione anglofona, che ne facilita l'integrazione nei mercati globali.












