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7 marzo 2011 - Ormai è approvato lo schema di decreto sulle fonti rinnovabili.

Contemperata l’esigenza di incentivare le fonti rinnovabili senza creare rendite che pesino sulle tasche di tutto il sistema Italia, già gravato da costi energetici più alti di tutti.

Ancora eliminazione (sacrosanta) del riferimento al costo di approvvigionamento alle materie prime. per gli incentivi alle biomasse . Ma continua il dibattito sui media e l'auspicio è che non venga dimenticato che l'obiettivo di ogni incentivo è quello di colmare quel gap che rende una nuova tecnologia non competitiva sul mercato e di non creare nuove rendite.

C'è questo rischio, c'è questo pericolo? Vedere distese di pannelli su terreni agricoli (tra vent'anni saranno fertili?), constatare che anche il gestore della Rete investe in solare, non fa venire certo dei dubbi in proposito, ma ci spinge a vedere quel che fanno i nostri vicini. E, infatti, Germania, Francia e Spagna etc., stanno rivedendo la politica degli incentivi anche in maniera radicale, addirittura con effetti retroattivi. Si potrà dire che sono Paesi più avanti di noi nelle politiche per le fonti rinnovabili. Gli ultimi dati non dicono questo: l'Italia nel solare ha recuperato ormai molte posizioni. Tra l'altro il dibattito sembra ignorare che i costi per gli incentivi alle fonti rinnovabili vengono pagati nella bolletta da ognuno di noi e non dalla fiscalità generale. Occorre, quindi, che ciò sia "sostenibile" sotto tutti profili. Diversamente si andrebbe a minare la competitività del sistema Paese per il quale i costi dell'energia e quelli delle materie prime sono sempre in costante tensione. Si parla e si scrive di fonti rinnovabili (e dei possibili impatti degli incentivi alle biomasse sulle materie prime), ma si scrive sempre di meno dei rifiuti speciali che vanno (ancora) in discarica. Basti un piccolissimo esempio: 400.000 tonnellate di rifiuti con biomassa derivanti dal riciclaggio della carta, corrispondono a 720.000 barili di petrolio (lo 0,05% del fabbisogno nazionale) e sono una fonte aggiuntiva di energia senza che ciò crei alcun rischio di distorsione nel mercato delle materie prime. Insomma, abbiamo dell'energia pronta in casa. Una buona occasione per fare politica industriale in materia energetica (e un piccolo passo verso la diversificazione delle fonti di approvvigionamento). Senza dimenticare che si rafforzerebbe il riciclaggio (che contribuisce a diminuire il conferimento in discarica), senza pagare incentivi e temere impatti sul mercato delle biomasse, che sono anche materie prime per l'industria e derrate alimentari.

Ma un’altra idea mi è venuta scorrendo la copia de “Le Soir” belga del 3 marzo. Veniva riportata la notizia che la Corte Costituzionale Belga aveva annullata le legge fiamminga per l’attuazione della Direttiva Emissions Trading per la parte di trasporto aereo. La legge finanziava acquisti di quote di CO2 per un po’ di milioni di euro da parte dell’Aeroporto di Bruxelles. La Corte belga ha dichiarato incostituzionale la legge fiamminga addossando l’onere all’intera comunità belga.

Già l’Emissions Trading. Le Fonti Rinnovabili non acquistano quote CO2.

Non sarà il caso di considerare anche ciò nella modulazione degli incentivi alle Fonti Rinnovabili?

A cura di Massimo Medugno (DG Assocarta)

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