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Non lasciare passare un giorno senza fare un segno" di Massimo Medugno

Non lasciare passare un giorno senza prendere un appunto, fare una lista, scarabocchiare su un foglio. Sembrerà un obiettivo di portata non amplissima, ma è dalle piccole cose che nascono le grandi. È anche ciò contribuisce al nostro "fitness". Sono, infatti, molti gli studi che confermano che usare la penna permette di memorizzare meglio ciò che si scrive. Lo sostiene da ultimo la studiosa di Princeton, Pam Mueller. Molto più che scrivere con la tastiera e quindi con un digital device.Per promuovere quest’ultimo, molto spesso, si afferma che il digitale “è un passo avanti per l’ambiente”.

Ancora sull’IVA al 4% degli e-book (ovvero a spizzichi e bocconi) a firma di Massimo Medugno DG Assocarta

Milano, 21 novembre 2014 - La Commissione Bilancio ha approvato l’emendamento del Governo sull’IVA al 4% per gli e-book (libri digitali), nonostante sia in contrasto con il quadro comunitario. Certo un libro è un libro, ma più che riflettere sulla sua natura (di carta, digitale…o perfino di un altro materiale ancora, chissà!), si dovrebbe riflettere sul fatto che il 57% degli Italiani non leggono nemmeno un libro all’anno.In giro ci sono un  sacco di paradossi, ma - alla ricerca appassionata di questi – si perde di vista l’obiettivo principe: invitare alla lettura, estendere il mercato dei lettori. Questo è l’obiettivo da perseguire al quale la leva fiscale può dare un contributo. Ad esempio (abbiamo già la detrazione per la piscina,  per il cane e il gatto) estendere le detrazioni anche agli acquisti di libri.

Dieta mediatica (il vero gap è il “press divide” e non il “digital divide”) a cura di Massimo Medugno, DG Assocarta

Forse è tempo di mettersi a dieta e di ricominciare a camminare a piedi. Anche in termini mediatici.

Eh sì, perché gli ultimi dati (mi riferisco a quelli del Censis presentati venerdì 11 ottobre http://www.censis.it/5?shadow_evento=120989) mostrano una società, soprattutto la parte più giovane, che si “avvita” sul digitale.

I fatti dimostrano cioè che il problema non è il “digital divide”, ma il “press divide”. Con tutto quello che ne consegue. Una scarsa capacità di concentrazione, poco approfondimento, il “multitasking” non per necessità, ma come stato permanente.

SLOW FOOD, SLOW LIFE...AND SLOW MAIL

26 novembre 2012 - Impossibile non ricordare la profondità dell'interpretazione di Massimo Troisi nel film "Il postino".

A quel personaggio viene da ripensare leggendo la conclusione di un bell'articolo di Enrico Franceschini su La Repubblica di sabato sulla nobile e profonda arte dello scriverea mano ("Carta e penna e la ricerca della lettera perduta") e che conclude "non farebbe male, una volta tanto, l'attesa di una lettera scritta a mano".

Si perchè, secondo l'articolo (ma credo che su questo sia difficile dissentire) la lettera scritta é un messaggio più intenso che fa emergere tutto il carattere dell'autore.

PIU’ INTEGRAZIONE TRA DIGITALE E CARTA: ANCHE PER EVITARE I GUAI DELL’ACCOUNT SPENTO

A cura di Massimo Medugno, DG di Assocarta - 29 ottobre 2012

E’ in Gazzetta Ufficiale il Decreto Legge Crescita bis (Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese). A questo proposito, la Federazione della Filiera della Carta e della Grafica italiana ha espresso l’incertezza per il futuro delle sue imprese e dei relativi occupati. A destare forte preoccupazione la previsione del passaggio dell’editoria scolastica al digitale a decorrere dall’anno 2013-2014.

SPEGNETE SMS E TABLET I RAGAZZI NON SANNO LEGGERE

25 settembre 2012 - Fa riflettere l’articolo a cura di Cristina Taglietti “Spegnete sms e tablet i ragazzi non sanno leggere” apparso la scorsa domenica su Il Corriere. Il rientro a scuola oltre che dalla rivoluzione digitale annunciata dal Ministro Profumo è segnato dalla forte preoccupazione degli insegnanti circa la capacità di lettura ( e di scrittura) degli studenti compromessa da un’abitudine alla comunicazione veloce, per immagini.

La più grande biblioteca del mondo si farà senza Google.

In un'intervista al Courrier International n. 1111 del 16 febbraio 2012 Robert Darnton, direttore delle biblioteche di Harvard e curatore del progetto per la Biblioteca Pubblica degli Stati Uniti (DPLA), dichiara che la pià grande bibiloteca al mondo sarà on line entro il 2013 e lo sarà senza Google. Nell'intervista Darnton sottolinea che, nonostante le migliori intenzioni, Google è un'impresa commerciale che deve rispondere ai suoi azionisti. Da qui l'iniziativa di una biblioteca pubblica, che partita nel 2010, ha trovato sostegni e finanziamenti da enti e istituzioni, tra cui lo Smithsonian Institute. Nella stessa intervista Darnton cerca di sfatare il luogo comune che il momento in cui viviamo è l'era dell'informazione. Ciascuna era è stata un'era dell'informazione, alla sua maniera e in rapporto ai supporti esistenti.

Secondo Darnton invece di lamentarsi della morte del libro occorre fare del nostro meglio per alleare il testo stampato alle tecnologie numeriche.

http://bbf.enssib.fr

CI DA’ POI LE SLIDE?

Lentamente, ma in maniera inarrestabile sta cambiando il nostro modo di apprendere grazie alle nuove tecnologie. Anche nei corsi di formazione più costosi i corsisti seguono (mentre magari stanno smanettando con un palmare..) certi che il docente, alla fine della lezione, alla richiesta “Ci dà poi le slide?”, risponderà in maniera affermativa.

E il nostro apprendere si limita, ormai, a collezionare delle slide. Pochi gli appunti presi in maniera diretta mentre si ascolta, scarse le riflessioni originali che possono scaturire (o essere “scatenate”) da un interessante presentazione.

Sembra essere un trend inarrestabile che riguarda anche il media incontrastato dei nostri tempi, Internet, al quale deleghiamo memoria, creatività e critica (“Ma anche il web ha i suoi pentiti”, Corriere della Sera, 16 maggio 2011, pag. 37). Intanto non si riesce più a scrivere in corsivo. E questo comincia ad allarmare gli educatori per i risvolti negativi sulle capacità di apprendimento, studio e sviluppo e addirittura sulle capacità motorie sugli studenti (“E il corsivo divenne indecifrabile”, Corriere della Sera, 29 aprile 2011, pag. 55).

Insomma, cominciamo ad essere dei “collezionisti di informazioni”, anzi - come scrive Nicholas Carr nel suo “Internet ci rende stupidi?” – siamo dei “giocolieri dei dati”.

Proprio Carr ci aiuta a comprendere meglio una delle principali novità dei nostri tempi sotto il profilo dell’apprendimento e cioè che Internet ci garantisce l’accesso immediato a delle informazioni soddisfacenti. Ma la Rete riduce la capacità di conoscere in profondità un argomento direttamente,” di costruire nella mente tutte quelle connessioni ricche e soltanto nostre che danno origine all’intelligenza personale” (Carr, op. cit., pag, 173).

Tornare alla carta e alle penna come rimedio al progressivo appiattimento del pensiero originale?

a cura di Massimo Medugno, DG Assocarta

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