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A livello internazionale in molti si stanno interrogando sul valore della lettura e sulle implicazioni che le nuove tecnologie potrebbero avere su questa attività così basilare per la crescita dell'individuo. In questo senso, numerosi studi hanno dimostrato che la lettura è un vero tocca sana per mantenere al top le nostre capacità intellettive e negli ultimi mesi sempre più spesso capita di leggere studi che cercano di definire meglio le differenze tra lettura cartacea e lettura digitale. Se leggere è infatti un’attività decisamente importante anche il medium attraverso il quale la si compie ha una certa rilevanza per la nostra salute.


Secondo la testata medica, leggere libri di carta sarebbe molto meglio che non leggere su tablet, smartphone o e-reader. In particolare la carta sarebbe più rilassante e meno stressante per la nostra mente, mentre uno studio riportato dal «Guardian» qualche tempo fa, evidenzia come gli utenti che leggono abitualmente su Kindle abbiano più difficoltà di chi legge in analogico a ricordare trama e titolo, ovvero quegli aspetti che più di altri il cervello associa alle sensazioni tattili e non esclusivamente visive. Nemmeno gli utenti che leggono su iPad si salverebbero, vista la maggior propensione a prendersi «pause» dalla lettura per svolgere le altre attività che il tablet li stimola a compiere (controllare la posta o le notifiche di un social network, per esempio).


Un'altra ricerca, questa volta proposta dalla Harvard University, ha sottolineato che la lettura digitale è particolarmente controindicata prima di andare a letto poiché la luce diretta della pagina di pixel cui sono esposti i nostri occhi durante la lettura potrebbe influenzare la produzione della melatonina, un ormone dal quale dipende il corretto ciclo del sonno.


Posto che nel nostro Paese il vero problema è la lettura (leggono almeno un libro all’anno, lo ricordiamo, poco più di 4 persone su 10), probabilmente avrebbe più senso concentrarsi sulle analisi che ci spiegano perché leggere non solo ci aiuta a capire meglio il mondo, ma addirittura può influire positivamente sulla nostra salute


D'altra parte la dimensione dei lettori digitali nel nostro Paese – che non è semplicissima da stimare, posto che la domanda rivolta da Istat nel proprio questionario fa riferimento ai libri «letti o scaricati» nell’ultimo anno – si aggirava nel 2013 attorno al 9%, anche se non sappiamo quanti di questi siano lettori ibridi e quanti invece mischino la lettura su carta con quella digitale.


Chi ha l’abitudine a leggere, in ogni caso, ha meno chance di incorrere in malattie degenerative senza contare che è stata provata una correlazione tra questa attività e l’empatia verso gli altri (come se la capacità di immedesimarsi nei personaggi di un libro stimolasse i lettori a essere più recettivi anche nella loro vita di tutti i giorni).

http://www.giornaledellalibreria.it/?tabid=3079&IDUNI=ba2avok5jxkiprtrlbhnvjk04319&MDId=7195&Skeda=MODIF304-1952-2015.1.13

 

 

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