Documento congiunto al Governo e all’Europa: «È indispensabile superare interventi frammentati e costruire una strategia energetica e industriale capace di garantire costi sostenibili, investimenti e occupazione.
Roma, 22 ottobre 2026 – L’industria cartaria italiana è sotto crescente pressione a causa dell’impennata dei costi energetici e della concorrenza extra europea non soggetta agli vincoli ambientali UE, come l’ETS, che ne compromettono la competitività. Per questo Assocarta e le organizzazioni sindacali SLC-CGIL, FISTel-CISL, UILFPC e UGL Chimici lanciano un appello congiunto al Governo e alle istituzioni europee, chiedendo interventi urgenti e strutturali per difendere la competitività del settore, la continuità produttiva e l’occupazione.
Milano, 26 ottobre 2026 - "Alla soglia dei 100 euro/MWh ancora non ci sono misure per tamponare l’emergenza condivise da Assocarta con le organizzazioni sindacali. Se si continua a temporeggiare i danni al tessuto produttivo saranno irreversibili” afferma il Presidente di Assocarta Lorenzo Poli.
“Quando fu adottato il primo credito di imposta nel gennaio 2022 il prezzo medio del mese del gas era 82 euro/MWh e nel dicembre 2021 aveva raggiunto il valore di 110 euro/MWh, con una situazione di mercato più favorevole rispetto ad oggi" aggiunge Poli.
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In occasione della cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico del Corso di Laurea Magistrale in "Ingegneria della Carta e del Cartone" dell'Università di Pisa, si è svolta a Lucca lo scorso 9 ottobre la firma ufficiale della Lettera di Intenti volta a istituire il primo network europeo di cooperazione universitaria nel settore della carta e del cartone.

L'intervista di Paolo Rossetti al Prof. Massimo Beccarello su www.ilsussidiario.net del 18 ottobre 2026
Professore, il governo italiano, insieme ad altri, chiede di mantenere l'obiettivo della decarbonizzazione, ma di correggere contemporaneamente il meccanismo dell'ETS: sulla base delle regole attuali, bastano alcune modifiche, alcune correzioni?
Non basta correggere qualche parametro. Occorre verificare se l'ETS sta favorendo la decarbonizzazione della produzione o rischi di accompagnarne la contrazione. La stessa Commissione riconosce che le emissioni possono diminuire anche perché si producono meno.
Nell'Impact Assessment emerge un'altra criticità: in uno degli scenari post-2030, il fattore di correzione delle quote gratuite scende fino a 0,36, riducendo del 64% le assegnazioni rispetto al calcolo preliminare. La Commissione non può limitarsi a fissare obiettivi di decarbonizzazione senza metterli in relazione con la disponibilità effettiva delle tecnologie necessarie per raggiungerli.
Cosa serve?
Serve un meccanismo di aggiustamento dinamico dei benchmark, che ne adegui la velocità di aggiornamento alla maturità e alla diffusione industriale delle soluzioni tecnologiche. Altrimenti rischiamo di ridurre le emissioni perdendo le industrie, anziché decarbonizzarle.
Perché queste correzioni vengono chieste solo da alcuni Paesi e non da altri? L'impatto dell'ETS è così diverso nelle 27 nazioni che compongono l'UE? C'è un difetto nel sistema o, semplicemente, c'è chi è più virtuoso e chi meno?
Il problema è che l'Europa ha 27 politiche energetiche nazionali, ma applica benchmark industriali uniformi. La nostra ricerca CESISP (Università Milano-Bicocca), condotta sui dati degli impianti ETS nel periodo 2021-2024, mostra che le imprese più vicine alla frontiera di efficienza si concentrano maggiormente nei Paesi con ampia disponibilità di energia decarbonizzata.
In Svezia, il 46% degli impianti si colloca nel quartile migliore, contro appena il 13% in Italia. Anche gli effetti economici sono differenti: il contributo dell'ETS risulta positivo per il 59% delle imprese svedesi, contro il 24,3% di quelle italiane. Non significa che al Nord siano più virtuosi: significa che partono da condizioni strutturali diverse. Alla luce di questi numeri, le posizioni dei governi appaiono meno sorprendenti: dietro il confronto sui principi climatici ci sono anche interessi industriali molto concreti.

Venerdì 23 ottobre 2026, alla Scuola Grafica Salesiana dell’Istituto Salesiano Sant’Ambrogio – Opera Don Bosco, una giornata di confronto sul valore del libro e sul futuro della carta, tra incontri, approfondimenti e dimostrazioni di stampa.
La storia del libro, le sue trasformazioni e le prospettive future saranno al centro del XIX Congresso A.I.M.S.C. – Associazione Italiana Musei della Stampa e della Carta, dal titolo “Il libro, ieri, oggi e domani – Il futuro ha un cuore antico”, in programma venerdì 23 ottobre 2026 presso la Scuola Grafica Salesiana dell’Istituto Salesiano Sant’Ambrogio – Opera Don Bosco, in via Copernico 9 a Milano.
L’iniziativa rappresenta un’importante occasione di incontro e approfondimento per riflettere sul patrimonio storico, culturale e artigianale della tipografia e della carta fatta a mano, mettendo in dialogo tradizione e innovazione e interrogandosi sul ruolo che il libro continuerà a ricoprire nella società contemporanea.

Il 6 ottobre l’Assemblea del Senato, a larga maggioranza , ha definitivamente approvato il disegno di legge n. 1833 istitutivo della Giornata del riciclo della carta. Primo firmatario della legge e’ l’on. Massimo Milani, cofirmataria l’on. Elisa Montemagni.
A breve verrà quindi pubblicata nella Gazzetta Ufficiale la legge che prevede che il 18 settembre sia la Giornata nazionale del riciclo della carta, con una una serie di indicazioni sulla modalità di organizzazione della stessa.
La Federazione Carta e Grafica esprime soddisfazione per l’approvazione della legge che riconosce il ruolo della filiera della carta, della trasformazione e della relative tecnologie nell’economia circolare del Paese.
La filiera ha già raggiunto e superato gli obiettivi di riciclo dell’85% previsti dalle più recenti norme UE in materia di imballaggio, grazie ad un sistema di responsabilità condivisa e all’operato di Comieco in materia di raccolta differenziata urbana.
La Federazione Carta e Grafica rappresenta una filiera che fattura 27 miliardi di euro, seconda dopo la Germania, con 160.000 addetti diretti











